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venerdì 27 marzo 2015

Jobless recovery. La crescita che impoverisce.


Occupazione USA






Sul Corriere della Sera del 27 marzo 2015 Lucrezia Reichlin ripropone un problema fondamentale, quello della cosiddetta jobless recovery, la ripresa senza crescita dell' occupazione:

"...nell’eurozona, il cosiddetto tasso «naturale» di disoccupazione, cioè quello che si realizzerà quando tutti gli occupabili avranno trovato lavoro, è quasi del 10%. Questo 10% non scomparirà con la ripresa e per quanto definito naturale nel linguaggio tecnico, di naturale ha ben poco. Se a questo 10% si aggiungono le persone che non cercano un impiego attivamente in quanto scoraggiate, e si considera che questo numero è composto in gran parte di disoccupati da lungo tempo, stiamo quindi dicendo che la zona euro - una delle più ricche economie del pianeta - dovrà imparare a convivere con un esercito di esclusi dal mercato del lavoro. Questi sono i numeri di tutta l’eurozona: Nord e Sud. L’Italia è messa ben peggio. Nonostante oggi il nostro tasso di disoccupazione sia appena superiore a quello della zona euro, la sua composizione è terrificante: 40% di disoccupati tra i giovani, con una concentrazione molto alta nel Mezzogiorno e tra i senza lavoro di lunga durata".

"È dalla ripresa del 2009 che gli Stati Uniti discutono, non solo nelle università ma anche nella politica, sul come affrontare la cosiddetta jobless recovery, cioè una ripresa non accompagnata da un aumento dell’occupazione".

Le nuove tecnologie e la globalizzazione, che non si è estesa alle istituzioni e alle regole, hanno messo in crisi l' occupazione nelle economie per prime giunte a un intenso sviluppo economico e a un benessere diffuso. Come ritornare a un accettabile livello di occupazione? Evidentemente misure che non incidono sui vizi di una globalizzazione senza regole comuni e non incrementano i fattori della crescita economica virtuosa non possono nemmeno determinare un aumento dell' occupazione. 
Bisogna abbassare la pressione fiscale e migliorare il capitale umano, diffondendo le conoscenze matematiche, scientifiche e tecniche. Occorre creare le condizioni per un aumento degli investimenti privati, soprattutto esteri. E' necessario che una rinnovata certezza del diritto stimoli l' impiego del risparmio a sostegno della nuova produzione nei settori più promettenti. Ma di questo neppure si parla, immersi in un mare di propaganda.




sabato 21 marzo 2015

Netanyahu. La pace era già impossibile prima della sua vittoria.




Da La Stampa del 19 marzo2015:

"Il premier israeliano Benyamin Netanyahu ha oggi affermato di non volere «una soluzione con uno Stato» per il conflitto israelo-palestinese, «io voglio una soluzione con due Stati pacifica e sostenibile, ma per questo - ha detto in un’intervista a Msnbc - le circostanze devono cambiare».

«Non ho cambiato politica», ha affermato il premier israeliano, spiegando che «ciò che è cambiata è la realtà. Abu Mazen, il leader palestinese, rifiuta di riconoscere lo stato ebraico» e si è alleato con Hamas, che «invoca la distruzione dello stato ebraico, e ogni territorio che viene lasciato libero in Medio Oriente viene conquistato da forze islamiche». «Noi vogliamo - ha continuato - che questo cambi, così che si possa realizzare una visione di pace sostenibile»".

La recente imprevista vittoria elettorale di Netanyahu è stata duramente commentata da molti analisti. Ma davvero tale vittoria ha compromesso le prospettive di pace tra Israele e Palestinesi? No, semplicemente perchè la pace in Palestina era già prima impossibile.
Nessun leader israeliano può consentire che Israele cessi di essere la patria degli Ebrei, nemmeno in via di fatto accettando il ritorno nel suo territorio dei Palestinesi fuoriusciti e dei loro discendenti. In questa ipotesi infatti il diverso tasso di natalità metterebbe lo stato ebraico nelle mani dei cittadini di origine palestinese entro pochi decenni. Mentre nessun capo palestinese  può permettere il definitivo passaggio alla sovranità di Israele di territori che sono stati musulmani e rinunciare al ritorno entro i confini  israeliani dei profughi palestinesi e delle loro famiglie.
Con queste premesse la pace è impossibile. Quando ormai settanta anni fa le grandi potenze hanno accettato che i nazionalisti ebrei costituissero uno stato ebraico in Palestina hanno commesso un grande errore. Ogni nazionalismo è perverso e pericoloso, soprattutto quando produce controversie incomponibili. Agli Ebrei doveva essere garantita la piena cittadinanza nei paesi di origine. I crimini nazisti dovevano essere per quanto possibile riparati cancellando l' antisemitismo in ogni angolo della terra.
Ma ormai molti decenni sono passati. Generazioni di israeliani hanno legato la loro vita a quel paese. Israele è la sola libera democrazia della regione e rappresenta l' unico genuino baluardo contro il fondamentalismo islamico in armi. Ogni concessione imposta a Israele costituisce un vantaggio per l' Islam radicale. Teniamoci dunque Netanyahu, la cui politica è priva di alternative realmente praticabili.

sabato 14 marzo 2015

Tarquinia Molza. Un' erudita nell' Italia della Controriforma.




Tarquinia Molza nacque a Modena il primo novembre 1542 da una delle famiglie più importanti del patriziato modenese. Suo nonno era il poeta Francesco Maria Molza. Ricevette una istruzione raffinata, acquisendo una profonda conoscenza del latino e del greco, della letteratura, della filosofia e della musica. Le furono impartite lezioni di ebraico e di astronomia.
Erudizione e intelligenza la resero famosa non solo nella città di origine. Fu a lungo damigella d'onore alla corte estense di Ferrara. Si trasferì a Roma alla fine del secolo, dove nel 1600 il Senato romano le conferì la cittadinanza onoraria.
La poetessa e musicista modenese, pur esaltata come "unica" dal Senato di Roma, in realtà non rappresentò un caso isolato di fama letteraria conseguita da una donna nell'Italia del Sedicesimo secolo. Basti segnalare, per importanza, Vittoria Colonna. Tali letterate vennero pubblicamente celebrate e proposte a modello, a differenza di quanto accadeva  nel mondo islamico.
Al-Khansa', la più nota poetessa della letteratura araba, fu attiva a cavallo tra il Sesto e il Settimo secolo e si convertì all'Islam solo nella maturità. La poetessa andalusa Qasmuna bat Ismail, vissuta nell'XI secolo, era di religione ebraica. Le poetesse che hanno segnato la letteratura araba contemporanea si sono affermate di solito negli spazi consentiti dal nazionalismo laico novecentesco. Esemplare in questo senso la figura dell'irachena Nazik al-Mala'ika, morta in Egitto nel 2007.
Nell'Europa cristiana la dignità della donna era  profonda e riconosciuta, grazie all'influenza della religione. Evliya Celebi, scrittore ottomano di viaggi di pochi decenni successivo a Tarquinia Molza, raccontò ai suoi lettori l'Europa del Diciassettesimo secolo in questi termini:

"In quel paese vidi una cosa straordinaria. Se l'imperatore incontra una donna per strada ed è a cavallo, si ferma e cede il passo alla donna. Se, invece, egli è a piedi e incontra una donna, si ferma in atteggiamento cortese. Poi la donna saluta l'imperatore ed egli si leva il cappello e si rivolge alla donna con deferenza e riprende il cammino solo dopo che ella sia passata. E' uno spettacolo straordinario. In questo paese, come pure in altre terre degli infedeli, l'ultima parola spetta alle donne, che vengono onorate e riverite per amore di Madre Maria" (in Bernard LEWIS, I musulmani alla scoperta dell'Europa, 2004, pag. 356).

Qui si possono leggere scritti di Tarquinia Molza preceduti dalla Vita della stessa compilata dallo scienziato e matematico Domenico Vandelli.

sabato 7 marzo 2015

Gesù e i mercanti nel Tempio. La vera religione.




Domenica 8 marzo 2015 i cattolici durante la messa hanno avuto l'occasione di riflettere su un passo del Vangelo di Giovanni di fondamentale importanza (Gv 2,13-25):


[13] Si avvicinava intanto la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme.

[14] Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe, e i cambiavalute seduti al banco. 

[15] Fatta allora una sferza di cordicelle, scacciò tutti fuori del tempio con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiavalute e ne rovesciò i banchi, 

[16] e ai venditori di colombe disse: "Portate via queste cose e non fate della casa del Padre mio un luogo di mercato". 

[17] I discepoli si ricordarono che sta scritto: Lo zelo per la tua casa mi divora. 

[18] Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: "Quale segno ci mostri per fare queste cose?". 

[19] Rispose loro Gesù: "Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere". 

[20] Gli dissero allora i Giudei: "Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?". 

[21] Ma egli parlava del tempio del suo corpo. 

[22] Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù. 

"Quale segno ci mostri per fare queste cose?"   "Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere".
L' immagine di Gesù che scaccia i mercanti dal Tempio è nota a molti. Ma il punto fondamentale del racconto è rappresentato dalla sua risposta, che illumina l'evento della Risurrezione: "egli parlava del tempio del suo corpo". Perchè sappiamo che Gesù ha detto la verità? Perchè egli è realmente il Cristo? Perchè il Cristianesimo è vero? Perchè Gesù è veramente risorto. E' l'evento storico della Risurrezione che rende la religione cristiana ciò che è.
Risulta dunque inutile e fuorviante sottolineare la presunta corrispondenza tra il messaggio cristiano e una astratta Ragione (Logos) che già la filosofia greco-romana avrebbe delineato. Non da tale supposta corrispondenza il Cristianesimo trae la sua autorevolezza, bensì dalla Risurrezione. E' di San Paolo questa luminosa sintesi: 

"Se Cristo non è risorto, vana è la vostra fede..." (Paolo, 1 Corinzi 15).

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